VIAGGIO NELLE CARITAS PARROCCHIALI: La parrocchia S. ALFONSO DE’ LIGUORI in Maddaloni
Nel cuore pulsante del territorio campano la Parrocchia S. Alfonso de’ Liguori, in Maddaloni emerge come un esempio vibrante di ciò che il parroco, don Matteo Coppola, definisce “una parrocchia di periferia” Non si tratta solo di una collocazione geografica, ma di un’identità profonda, che la rende una di quelle realtà ecclesiali che pur affrontando sfide uniche legate a risorse limitate e comunità spesso più vulnerabili sono state aò centro del magistero di Papa Francesco. Queste parrocchie, specchio fedele di una parte significativa della realtà sociale, religiosa e culturale del nostro territorio, offrono uno sguardo privilegiato sulle dinamiche e le necessità delle fasce più fragili della popolazione. Il territorio parrocchiale si estende in una zona piuttosto ampia, tra le parrocchie di Santa Margherita e quella di Santa Maria di Montedecoro, per poi allungarsi verso Valle di Maddaloni. Nonostante la vastità, la popolazione residente non supera le 3500 . Tuttavia, la sua influenza si estende ben oltre questi confini numerici, poiché la parrocchia accoglie e serve anche persone provenienti da altre realtà parrocchiali vicine che non sono dotate degli stessi servizi. Una comunità eterogenea abbraccia tutte le età – dai neonati agli anziani – ognuna delle quali porta con sé problematiche specifiche a cui è necessario dare risposte concrete, spesso senza un adeguato sostegno dalle istituzioni pubbliche. I dati registrati su Ospoweb, il sistema informatico della Caritas che consente una gestione efficiente dell’archivio dei beneficiari, rivelano l’intensa attività della parrocchia: solo nel primo semestre di quest’anno sono state assistite 149 famiglie, per un totale di 388 persone, con quali 900 interventi complessivi. Cifre che testimoniano un impegno quotidiano e capillare nel rispondere alle necessità del territorio. Una parte degli abitanti della parrocchia, caratterizzata da una posizione economica medio-bassa, risiede nelle case popolari. Di conseguenza, molte abitazioni nella parte storica della zona sono disabitate o, più spesso occupate da extracomunitari albanesi. Questa comunità, che si dedica principalmente all’acquisto e rivendita di prodotti ortofrutticoli, rappresenta una presenza costante e significativa nelle vita della Caritas parrocchiale. È un fatto particolarmente rilevante che, pur essendo di religione musulmana o comunque non cattolica, queste famiglie albanesi frequentino quotidianamente la Caritas parrocchiale. Questo avviene anche grazie alla collocazione strategica dei locali della Carita e dell’oratorio parrocchiale, ubicati in un cortile adiacente alla chiesa, ma fisicamente separato da essa. Questa disposizione crea un ambiente meno “sacrale” e più accessibile, favorendo un senso di agio e appartenenza. Nelle otto volontarie che animano la Caritas, queste famiglie, pur straniere, hanno trovato un ambiente straordinariamente accogliente, quasi una casa, una realtà che si è fatta famiglia. Le famiglie frequentano la Caritas e incoraggiano anche i propri figli a farlo, senza alcun timore di essere coinvolti in proselitismo religioso o di incorrere nella disapprovazione della loro comunità. Questo ha permesso la creazione di legami profondi e duraturi: non è raro che alcune famiglie, pur avendo lasciato il territorio per trasferirsi altrove, mantengono i contatti inviando fotografie dei loro figli e permettendo alle volontarie di seguirne la crescita nel tempo.

L’assistenza fornita a questa comunità è multiforme: dalla distribuzione del pacco alimentare mensile (proveniente dal Banco delle Opere di Carità) e di altri generi alimentari donati quotidianamente da negozi e panifici locali, alla fornitura di vestiario per tutte le età. In casi particolari la Caritas interviene anche con un vero e proprio sostegno economico. Oltre al supporto materiale, la parrocchia di S. Alfonso de’ Liguori ha sviluppato una pastorale familiare di aiuto alla vita, di inestimabile valore. Questo servizio accompagna le famiglie sin dal al primo concepimento e dalla nascita del bambino, fornendo non solo sostegno psicologico ma anche un aiuto materiale concreto. Viene fornito l’occorrente per i neonati (carrozzine, seggioloni, ecc.) e le volontarie seguono con attenzione la loro crescita, creando un vero e proprio percorso di accompagnamento. Ma la presenza della comunità albanese ha fatto sorgere tuttavia anche nuove e complesse problematiche. Non sono poche le famiglie che contano alcuni dei loro membri in carcere. Da questa realtà è nata l’urgente di uno sportello di ascolto specifico per la pastorale carceraria, inaugurato quasi due anni fa ed intitolato significativamente a una persona della parrocchia che dopo aver subito una condanna è riuscita a intraprendere un percorso riabilitativo e a reinserirsi pienamente nella società. Un simbolo di speranza e di riscatto.
Lo sportello è animato da sette volontari altamente qualificati, che hanno frequentato percorsi formativi specifici presso la diocesi di Napoli. Questi percorsi mirano ad acquisire gli strumenti necessari per comprendere e affrontare le sfide uniche che si presentano in questo particolare contesto, e oggi i volontari collaborano anche con chi si occupa di pastorale carceraria nella diocesi locale . Attualmente il loro compito si articola su due fronti principali Da un lato seguono coloro che hanno lavorato o lavoreranno presso la parrocchia, come detenuti in affidamento in prova ai servizi sociali, offrendo loro un percorso di reinserimento sociale attraverso progetti che includono lo svolgimento di attività artigianali. Dall’altro e questa è la loro missione primaria, creano uno spazio di ascolto e accoglienza dove le famiglie dei detenuti, possono trovare un ambiente sicuro e non giudicante. Qui possono esprimere liberamente le proprie preoccupazioni e i propri bisogni e illustrare le complesse situazioni di disagio sociale che spesso accompagnano la detenzione di un familiare. Questo settore della pastorale carceraria rappresenta un’area di grande potenziale per il futuro. L’intenzione è quella di ampliarlo ulteriormente, accogliendo un numero maggiore di persone sottoposte alle pene sostitutive delle sanzioni detentive brevi e sviluppando nuovi innovativi progetti di artigianato. L’obiettivo ultimo è offrire percorsi concreti di reinserimento, dignità e speranza, confermando la Parrocchia di S. Alfonso de’ Liguori come un autentico centro di carità, inclusione e prossimità per tutta la comunità di Maddaloni e oltre.


