Strage di Castelvolturno, mantenere viva la memoria a 17 anni di distanza
A 17 anni da quella tragica notte, in cui il commando stragista di Setola sparò oltre 200 proiettili contro 7 africani indifesi uccidendone 6, si è tenuta ieri ancora una volta un evento di commemorazione. Per non dimenticare, verrebbe da dire. Ma anche per lanciare un messaggio chiaro, vorremmo aggiungere noi…
Per capirlo, tuttavia, bisogna partire dai simboli. Sul luogo della strage è stata posta una stele, stupenda e diretta, nella sua semplicità. Sono due linee, una bianca e una nera, che si alzano dal terreno. Queste due linee si intrecciano, si sfiorano, ma non si toccano mai. Rappresentano la comunità italiana e la comunità straniera di Castel Volturno: due esistenze connesse, ormai dipendenti l’una dall’altra, ma che proprio non riescono ad unirsi. Gli stranieri a Castel Volturno sono l’asse portante dell’edilizia e della filiera agroalimentare, ormai essenziali per l’economia, e sono parte integrante del tessuto sociale. Hanno negozi “etnici”, come si suol dire, e comprano da negozi italiani. I loro figli frequentano le stesse scuole, tifano le stesse squadre… Eppure, inspiegabilmente, queste due linee della stele eretta sul luogo della strage, sembrano non unirsi mai. Se non alla fine: nel punto più alto, con incisi i nomi delle vittime, finalmente le due linee si uniscono, legate da una corda rosso sangue. Perché sì, quella strage, aveva finalmente fatto cadere il velo dell’ipocrisia: il problema non sono gli stranieri, il problema è la camorra. E questa piaga, quel giorno si scoprì, univa tutti senza distinzione di lingua o colore della pelle.
Da quel giorno tutto divenne chiaro: o si veniva a far parte della soluzione, o si diveniva automaticamente a far parte del problema. Non prendere posizione, non era più consentito.
E ancora una volta noi c’eravamo, a prendere posizione, come Diocesi e come Caritas di Caserta. Insieme al Prefetto, al Questore, alle forze dell’ordine e molti esponenti del Terzo Settore. Il nostro Vescovo, S.E. Monsignor Pietro Lagnese, ha ricordato l’evento e la necessità di non dimenticare. Dalle sue parole sembrava quasi avvertire un monito, affinché gli anni di distanza non lasciassero che la polvere del tempo annebbiasse quanto avvenuto quel 18 settembre del 2008. Ma oltre a questo, una risposta diretta e propositiva. E microfono alla mano, il Vescovo annuncia che la Arcidiocesi di Capua e la Caritas di Caserta lunedì 22 settembre sigleranno un accordo con l’Università degli Studi “L. Vanvitelli” e la Fondazione “Erri De Luca”, per borse di studio gratuite a figli di stranieri che volessero accedere a un iter accademico, altrimenti economicamente inaccessibile per loro.
Ammettiamolo, una proposta che più azzeccata non si può: “Se volete chiudere prigioni, aprite scuole, e se volete levare un arma dalle mani di un ragazzo, mettetegli in mano un libro”, dice un noto proverbio africano.
Detto fatto: parte il progetto “STUDIARE PER ESSERE LIBERI”. Alla camorra e alla violenza la nostra Diocesi risponde così: dove loro spargono sangue innocente, noi seminiamo un futuro che loro non riescono nemmeno ad immaginare. Perché la camorra è miope, ma la carità ci vede benissimo. E vede lontano.
Loro uccidono per difendere confini e spartirsi i territori, mentre noi sappiamo già sognare nuovi orizzonti.
