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IL SERVIZIO CIVILE - STRUMENTO DI ANIMAZIONE AL SENSO DI CARITÀ
 
PREMESSA
Il tema di riflessione proposto per l’anno 2007-2008 “Animare al senso di carità attraverso le opere:conoscere, curare, tessere in rete” ci ha permesso di focalizzare ancora una volta l’attenzione sulla valenza animativa del servizio civile nei confronti dei giovani e degli adulti che incrociano quest’esperienza.
Questo tema è in realtà ampiamente trattato e approfondito nei vari testi che dal 2002 in avanti sono stati proposti e condivisi riguardanti l’identità del nuovo servizio civile ed i sui risvolti per le Caritas diocesane, sino ad arrivare al Convengno nazionale di Montecatini nel 2007 e al documento sull’identità del servizio civile nella Chiesa del Tavolo ecclesiale peri l servizio civile attualmente in fase di ultimazione. In particolare, a titolo di memoria, si citano i testi più significativi che hanno tracciato questo cammino disponibili sul sito di Caritas Italiana:
1 Il mandato del Consiglio permanente della CEI del 2002
2 Il documento per i delegati regionale – settembre 2003
3 Rapporto di ricerca: Elementi del prodotto socio-ecclesiale dell’Obiezione di coscienza/Servizio civile di Caritas Italiana: Ri-conoscere un’eredità per reinvestire nel futuro – settembre 2003
4 Rapporto di ricerca: L’esperienza del Servizio Civile Nazionale di Caritas Italiana: profilo e prospettive – dicembre 2005
5 Criteri pastorali per una progettazione di qualità del servizio civile in Caritas – dicembre 2005
6 I nuovi pilastri del servizio civile volontario e le piste di lavoro per il futuro in Caritas - febbraio 2006
7 Giovani e comunità: coinvolgimento e animazione – Convengo nazionale, giugno 2007 “Un cuore che vede per animare alla carità”
8 Prospettive di lavoro pastorale: Convengo nazionale, giugno 2007 “Un cuore che vede per animare alla carità”

PACE E SERVIZIO CIVILE
Il richiamo della Pacem in Terris agli uomini di buona volontà a “ricomporre i rapporti
della convivenza nella verità e nella giustizia, nell’amore e nella libertà” (PT 87) è un’ utile chiave di lettura per cogliere la connessione tra pace e Servizio Civile volontario. Il Servizio Civile ha la potenzialità per essere un’ opportunità per costruire e sperimentare storie di mediazione e di gestione dei conflitti sul territorio, storie di vicinanza a chi ha vissuto il dramma della guerra, consapevolezza politica e culturale concreta del “tu non uccidere”. Una consapevolezza politica e culturale che può ancora oggi diventare scelta di obiezione di coscienza alle armi durante o al termine del Servizio Civile.
Il Servizio Civile è uno degli strumenti attraverso cui la Chiesa può contribuire a creare
una cultura di solidarietà sociale e di relazioni nonviolente nella società civile. In altre parole può e deve concorrere a consolidare servizi promozionali tesi al superamento e alla prevenzione della violenza e a creare una mentalità nella società civile che "ripudia" la violenza e la guerra. Esso deve essere un segno che sensibilizza e trasforma la società verso un nuovo modello di sviluppo e di difesa del paese e dell’umanità a cui tutti siamo chiamati a partecipare. Un modello di sviluppo e di difesa che si fonda su stili di vita rinnovati e sostenibili, sulla partecipazione, la solidarietà sociale e la promozione della pace con mezzi pacifici.
Mons. Giovanni Nervo, già nel 1982, ricordava agli obiettori di allora, la valenza educativa e animativa del Servizio Civile nazionale: “Non è sufficiente assistere le vittime se contemporaneamente non si combattono le cause che hanno la radice nel cuore violento dell’uomo e nelle strutture violente come le guerre e gli armamenti. I laici cristiani che hanno nel popolo di Dio la specifica vocazione di costruire le istituzioni umane e di animarle con lo spirito del Vangelo come cittadini, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, hanno il compito di costruire cultura, strumenti, istituzioni, che rendano impossibile e impraticabile la guerra sempre, comunque e dovunque”.1
Non possiamo nasconderci però la difficoltà, sperimentata ogni giorno, di incidere concretamente nella mentalità della comunità ecclesiale e civile. Spesso è come se tutta la ricchezza delle molteplici opere ed esperienze fosse una “luce sotto il moggio”. Non illumina e non scalda, né le menti, né i cuori, né le prassi, né le scelte di vita e di politica dei nostri territori.
Chiediamoci allora se e quanto il servizio civile può essere uno strumento che favorisce l’esplicazione del potenziale educativo ed animativo delle opere in cui si realizza, un mezzo che “illumina” e “scalda” le menti, i cuori, le prassi, le scelte di vita dei territori.
Già nei nuovi pilastri del servizio civile in Caritas e nel mandato della CEI, vi è una scelta educativa di fondo nella proposta di servizio civile. Una scelta educativa che si riferisce ai giovani, alla Chiesa e alla società. Il Servizi civile, tessendo una trama di relazione tra giovani, Chiesa e territorio e realizzando significative esperienze di solidarietà, deve poter favorire nelle comunità cammini di crescita umana e cristiana nella direzione della solidarietà, della pace, della giustizia. Il servizio civile quindi chiede la centralità dell’attenzione ai giovani e alla città intesa come comunità da amare e animare. SI tratta pertanto di uno strumento, di un’opportunità pastorale, di una risorsa, la cui funzione pedagogica è pensata nei confronti della comunità tutta e quindi non solo dei giovani.
Questo vuol dire che nell’esperienza del Servizio Civile i destinatari dell’azione della Caritas non sono solo i giovani, ma anche:
1 le persone che vivono situazioni di disagio e che ricevono una presenza e un servizio dai giovani,
2 gli adulti delle sedi che si aprono ai giovani e che lavorano con loro,
3 le sedi stesse che possono consolidare le proprie attività e il proprio rapporto col territorio,
4 i diversi mondi adulti in contatto con i giovani (famiglie, scuole, parrocchie, lavoro…) che, tramite il servizio civile dei giovani, hanno occasione per avvicinare le sedi e le situazioni di disagio di cui si occupano.

Ed è proprio in questo senso che il Servizio Civile rappresenta una delle occasioni privilegiate, uno dei modi per la Caritas e per la Chiesa di praticare il compito pastorale di animazione della comunità nel suo complesso. Se il servizio civile è
1 Giovani e comunità: coinvolgimento e animazione, il servizio civile nell’esperienza ecclesiale - Francesco Marsico – XXXI Convegno Nazionale delle Caritas diocesane 2
inteso in questo senso è allora possibile pensarlo e valorizzarlo anche con un numero di giovani più ridotto2
2 Giovani e comunità: coinvolgimento e animazione, il servizio civile nell’esperienza ecclesiale - Francesco Marsico – XXXI Convegno Nazionale delle Caritas diocesane 3 Prospettive di lavoro pastorale – Vittorio Nozza – XXXI Convegno Nazionale delle Caritas diocesane
Traccia di verifica per le Caritas diocesane:
Il servizio civile è rappresentato in questo modo dalle Caritas diocesane? Vi è una intenzionalità pedagogica nei confronti di tutti i destinatari o solo di alcuni (es. solo i giovani o solo i poveri)?
In quali situazioni ci si discosta maggiormente da questa visione e quali rappresentazioni prevalgono (forza lavoro per i servizi, solo strumento educativo per i giovani ecc.) ? Perché vi sono queste difficoltà?
Quali azioni e percorsi sono stati messi in atto dalle Caritas diocesane per recuperare questa visione?
Una rappresentazione di questo tipo incide sul modo di operare nel concreto sia nella realizzazione dei progetti sia nelle modalità di preparazione, promozione e valorizzazione dell’esperienza una volta conclusa. In altre parole, intendere il servizio civile come “opera” che anima, non significa solo porsi il problema di dedicare alcune ore di servizio alla “sensibilizzazione”, ma piuttosto di pensare il progetto e il processo che porta alla sua costruzione, in chiave animativa.
Iniziamo col chiederci cosa significa questo tipo di attenzione nei contenuti dei progetti di servizio civile.
L’ANIMAZIONE NELLA FASE DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO DI SERVIZIO CIVILE
I primi destinatari dell’azione di animazione sono i giovani, i quali da quest’esperienza debbono poter arricchire il loro bagaglio di umanità, solidarietà, nonviolenza.
La formazione proposta dalla Caritas non può essere ridotta alla pura trasmissione di saperi in aula…. Si tratta di investire in percorsi ed esperienze educative per produrre cambiamento nelle persone e nelle organizzazioni. Proposte di formazione in cui l’esperienza si impasti con la riflessione e le proposte in aula… Il Servizio civile rappresenta a questo proposito una esemplificazione efficace… L’intenzionalità dei servizi proposti ai giovani volontari non sta nella realizzazione di un’opera che altrimenti la Caritas diocesana non potrebbe offrire per mancanza di operatori, ma nella possibilità offerta al giovane di toccare con mano ed elaborare personalmente, di portare nella propria esistenza “un incontro” che può cambiarla. E’ un metodo pedagogico che la Chiesa assume dal suo Signore, il quale non comunica solo attraverso messaggi verbali, ma si serve di esperienze e luoghi di relazione. La stessa fede, secondo Benedetto XVI, nasce in questo modo: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (Deus caritas est, 1)3.
La proposta di servizio civile deve partire dalla centralità dell’esperienza di servizio come momento educante per il giovane e per la comunità. Si parte quindi da una proposta significativa di incontro con situazioni di marginalità dando la possibilità ai giovani di rispondere ad un problema di tipo sociale. Questo tipo di situazione, associata a dinamiche relazionali valorizzanti (dimensione comunitaria) con il personale  
4 Giovani e comunità: coinvolgimento e animazione, il servizio civile nell’esperienza ecclesiale - Francesco Marsico – XXXI Convegno Nazionale delle Caritas diocesane
5 Giovani e comunità: coinvolgimento e animazione, il servizio civile nell’esperienza ecclesiale - Francesco Marsico – XXXI Convegno Nazionale delle Caritas diocesane
(volontario e non) delle sedi , e un accompagnamento formativo adeguato, rappresenta la condizione principale affinché l’esperienza sia educativa per il giovane. Il contatto con situazioni di marginalità ovviamente non significa solo il contatto con il povero ma anche la conoscenza della problematica sociale nel suo insieme.4
Traccia di verifica per le Caritas diocesane:
Vi è consapevolezza di questa intenzionalità educativa verso i giovani da parte delle varie figure che interagiscono con essi (olp, tutor, formatori…)?
Quali delle condizioni necessarie per rendere l’esperienza educativa (risposta a un problema sociale, dimensione comunitaria, formazione) risulta più difficile da attuare?
Quanto riusciamo a proporre ai giovani servizi non ordinari, che permettano una reale risposta ad un bisogno senza che essi sostituiscano gli operatori?
L’accompagnamento formativo è pensato nell’ottica di valorizzare il potenziale educativo dell’esperienza ricercando il giusto equilibrio tra rilettura dell’esperienza e approfondimento di temi? Quanto riusciamo a coinvolgere e collaborare con le sedi e con gli olp nell’accompagnamento e nella formazione?
Quanto curiamo la formazione e la relazione con gli olp, i primi ed i più importanti accompagnatori?
I giovani hanno la possibilità di approfondire la problematica sociale a cui tentano di dar risposta nel loro servizio?
Oltre ai giovani, i progetti di servizio civile debbono poter animare la comunità. In altre parole, i giovani non sono solo “oggetto” di animazione, ma anche “soggetto” attraverso cui altre persone sono coinvolte nel processo di animazione.
Garantito un buon servizio e un buon accompagnamento nel servizio, sarà possibile pensare a percorsi di animazione della comunità al fine di avvicinare questa ai problemi sociali incrociati dai giovani e alle sedi. Non solo, ma con il Servizio Civile si potranno potenziare le reti in cui sono inserite le sedi sul territorio e il ruolo di coordinamento della Caritas di certe filiere di bisogni e di servizi. Si potrà pensare a percorsi di formazione e riflessione assieme ad altri volontari e operatori, si potranno verificare e valutare i servizi in cui si inserisce il servizio civile con gli occhi dei giovani. A questo riguardo è cruciale anche la scelta del dove collocare il servizio civile, una scelta che dal punto di vista dell’animazione alla comunità è importante mantenga un carattere profetico verso quei servizi e quelle realtà, non necessariamente Caritas, dove è necessario “segnalare” alla comunità cristiana e alle istituzioni un bisogno inevaso o emergente. In altre parole, l’esperienza dei giovani in Servizio civile può diventare momento e occasione di animazione comunitaria, un modo per concretizzare il senso del “segno” delle tante opere che la Chiesa promuove sul territorio in Italia e nel mondo. Questo è il senso della “sensibilizzazione”, uno dei cosiddetti “quattro pilastri” del Servizio Civile in Caritas, che rischia di rimanere – nelle prassi ordinarie – sullo sfondo.5 Il servizio civile
Traccia di verifica per le Caritas diocesane:
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6 Giovani e comunità: coinvolgimento e animazione, il servizio civile nell’esperienza ecclesiale - Francesco Marsico – XXXI Convegno Nazionale delle Caritas diocesane
Quanto la presenza dei giovani nelle sedi è valore aggiunto, un “supplemento d’anima”, per le persone che vivono situazioni di disagio e per gli operatori delle sedi?
Che tipo di attenzione e cura c’è delle relazioni tra i giovani in SCN e gli altri operatori delle sedi?
Quanto e come i progetti di servizio civile sono uno strumento di conoscenza, cura e tessitura in rete di opere?
Quanto ai giovani sono proposte attività di mappatura, approfondimento e ricaduta alla comunità delle problematiche sociali incrociate nel servizio?
Quanto il servizio civile è occasione anche per gli adulti, in contatto con i giovani, di avvicinare le sedi e le situazioni di disagio a cui rispondono?
Quanto le esperienze di vita comunitaria (laddove proposte) riescono ad essere “segno” nel “segno” per la comunità?
L’ANIMAZIONE NELLA FASE PRECEDENTE ALL’AVVIO DEL PROGETTO
Si è detto come la valenza animativa del servizio civile non sta solo nei contenuti dei progetti, ma nel percorso all’interno del quale i progetti si collocano, vale a dire nella fase della progettazione, della promozione e nella fase di valorizzazione e capitalizzazione dell’esperienza una volta che si è conclusa. Ciò conduce la nostra attenzione al tema delle reti e al tema della diversificazione delle proposte.
Il servizio civile è, quindi, risorsa di animazione non solo nel momento in cui si realizza ma anche e soprattutto quando si prepara. Questa oggi è un’esigenza e una prospettiva di lavoro sicuramente molto più forte che in passato vista anche la nuova disciplina che non garantisce l’arrivo dei giovani e che prevede una progettazione con tempi lunghi ed incerti. Ciò, se da un lato è un onere e un peso aggiuntivo, è anche un segno che ci induce a curare maggiormente tutto ciò che sta prima l’avvio del Servizio Civile e di svolgere già in questa fase un’azione di progettazione e animazione integrata. Gli attori con cui siamo chiamati a relazionarci sono all’interno di varie tipologie di reti corrispondenti ai vari mondi connessi con il Servizio Civile. Con tali attori è necessario co-progettare il Servizio Civile condividendone gli obiettivi educativi ed i significati6.
I progetti di servizio civile sono pensati proprio per essere un elemento coagulatore attorno al quale è possibile connettere soggetti di natura e tipologia differente nei confronti dei quali la Caritas è chiamata a svolgere un servizio di facilitazione e collegamento. Semplificando si possono individuare tre tipologie di reti con le quali è importante entrare in relazione nel preparare il servizio civile:
- il mondo giovanile, quindi la rete con i luoghi e i mondi ad esso connessi: scuola, università, famiglie, parrocchie, gruppi sportivi, associazioni e movimenti giovanili, ecc.
- il territorio, cioè la rete con le realtà di ascolto, osservazione e risposta ai bisogni.
- la comunità, quindi la rete con i mondi ed i luoghi di incontro e di animazione della comunità cristiana e della società civile
Un’attenzione particolare all’interno delle tre tipologie di reti va data ai contesti ecclesiali. Ciò significa, da un lato la ricerca di una sempre migliore integrazione
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7 Giovani e comunità: coinvolgimento e animazione, il servizio civile nell’esperienza ecclesiale - Francesco Marsico – XXXI Convegno Nazionale delle Caritas diocesane
interna alla Caritas (con le altri parti che curano la promozione umane, la promozione Caritas, la mondialità) e dall’altro porsi sempre più a servizio delle realtà caritative, promozionali e assistenziali, espressione della propria Chiesa locale (e non solo della Caritas): parrocchie, cooperative, associazioni, istituti religiosi, opere di carità più o meno datate,… favorendo e promuovendo il servizio civile in queste realtà ampliando lo spettro delle sedi oppure offrendo un sostegno di carattere formativo (soprattutto delle figure), progettuale, promozionale, qualora si tratti di enti autonomamente accreditati. Non solo, ma significa anche potenziare il lavoro di integrazione con i soggetti ecclesiali che hanno legami importanti con i contesti giovanili e adulti e che possono favorire la valenza animativa del servizio civile verso i giovani, promuovendone la scelta, e verso la comunità. Da questo punto di vista gli interlocutori privilegiati sono i soggetti pastorali i cui riferimenti nazionali partecipano al tavolo ecclesiale nazionale per il servizio civile (Pastorale giovanile, Pastorale sociale e del lavoro, Pastorale missionaria, Pastorale della famiglia, Pastorale scolastica, Migrantes, Azione cattolica) e con i quali si sta elaborando un documento comune sull’identità del servizio civile.
Ad esempio, quel luogo che orienta e accompagna i vari soggetti coinvolti nel Servizio Civile e che sino ad oggi è stata per lo più la sola Caritas, in realtà potrebbe diventare un luogo abitato anche da altri soggetti, come ad esempio i riferimenti locali dei membri del tavolo ecclesiale del Servizio Civile. Costruire nella diocesi un luogo in cui i vari attori ecclesiali pensano e promuovono assieme il nuovo Servizio Civile avrebbe l’effetto di ampliare l’esperienza del Servizio Civile nella Chiesa, poiché vorrebbe dire:
1 arricchire i contesti che orientano i giovani al Servizio Civile
2 poter leggere meglio i problemi sociali
3 e poter anche arricchire lo spettro delle sedi dove i giovani svolgono il servizio

Se aumentano i soggetti che operano in quel luogo di regia del SC, allora tutto il sistema si arricchisce di nuovi apporti.”7
Questo aspetto è di cruciale importanza in ordine al tema dell’animazione attraverso le opere e va oltre l’esigenza di aumentare i luoghi della proposta di servizio civile e quindi della probabilità di avere giovani che lo scelgono. Piuttosto, si tratta si ricercare canali e forme nuove di contaminazione che permettano ai volti dei poveri di parlare ed essere tradotti da mondi, saperi, pastorali diversificati, accrescendo la possibilità di incidere nella mentalità e nella cultura delle comunità ecclesiali in modo più ampio e diffuso.
Traccia di verifica per le Caritas diocesane:
Quanto investiamo nella conoscenza di realtà di carità esterne alla Caritas (che non sono né promosse né gestite dalla Caritas), soprattutto di quelli ecclesiali, per promuovere o sostenere con esse il servizio civile? Di quanto ascolto e di quanta cura siamo capaci nei loro confronti?
Quanto investiamo per la promozione di tavoli ecclesiali diocesani? Che esiti si hanno?
Che tipo di integrazione interna alla Caritas si è riusciti ad attivare?
Quanto investiamo per il coinvolgimento delle parrocchie soprattutto come luoghi di promozione, proposta, ricaduta (ma anche di sedi) del servizio civile?
Che tipo di percorsi si sono attivati per valorizzare l’esperienza una volta conclusa?
8 Prospettive di lavoro pastorale – Vittorio Nozza – XXXI Convegno Nazionale delle Caritas diocesane
COINVOLGERE I GIOVANI PER ANIMARE ALLA CARITA’: LA DIVERSIFICAZIONE DELLE PROPOSTE
L’altro aspetto importante connesso all’animazione attraverso le opere è il tema della diversificazione delle proposte (richiamato anche dal mandato della CEI). Argomento fortemente connesso con le riflessioni sulle reti.
Un approccio di questo tipo … ci obbliga inoltre ad ampliare l’orizzonte e considerare il tema dell’”animazione comunitaria al senso della carità attraverso il coinvolgimento dei giovani” come cornice pastorale ampia ed unitaria entro cui si collocano il Servizio Civile ed altri percorsi progettati e pensati per intercettare altri giovani o per prevedere cammini propedeutici e di valorizzazione del “dopo” Servizio Civile. In altre parole la sfida è di rendere percorsi di educazione al servizio dei e con i giovani con un approccio di pastorale unitaria. In questo quadro si colloca il progetto “Servizio, nonviolenza e cittadinanza” della Caritas Italiana e il rilancio dell’AVS.
Traccia di verifica per le Caritas diocesane:
Quanto le Caritas diocesane hanno questo tipo di approccio ed hanno avviato percorsi che vanno nella direzione della diversificazione? Quali esiti?
Esistono percorsi di “avvicinamento” al servizio civile proposti ai giovani anche di età inferiore? Quali esiti?
Quali connessioni tra il servizio civile ed altre esperienze di volontariato giovanile?
Quali altri soggetti pastorali siamo riusciti a coinvolgere in questa riflessione? Quali esiti?
L’ANIMATORE CARITAS DEL SERVIZIO CIVILE
Infine, l’ultimo dei temi che poniamo alla vostra attenzione è quella del ruolo e delle qualità dell’animatore Caritas per il servizio civile o più appropriatamente, alla luce di quanto detto sino ad ora, per l’animazione della comunità attraverso il coinvolgimento dei giovani. Tema che è stato messo a fuoco e rilanciato con forza dal convegno nazionale nell’ambito della riflessione sul piano formativo globale.
L’animatore Caritas è colui che, partendo da qualsiasi ambito di presenza ed impegno (centro di ascolto, servizio civile, laboratorio promozione Caritas parrocchiali, opere segno, centro di accoglienza…) sia capace di utilizzarlo a mo’ di leva, di grimaldello per la prioritaria finalità che è quella di animare al senso di carità la comunità e il territorio…. Il tecnicismo, giustamente temuto dalle Caritas diocesane, non è originato tanto dalla presenza di competenze specifiche, ma da una visione limitata del proprio impegno. Tutti gli operatori, anche quelli normalmente impegnati a “girare” per le parrocchie, rischiano di essere tecnici, esperti di settore (nella conduzione di un gruppo tanto quanto nella progettazione) più che animatori pastorali…. L’esigenza pressante per la Chiesa tanto quanto per la società civile, è quella di contare su animatori capaci di vedere il tutto, pur operando e servendo, nel particolare, i poveri, la Chiesa e il territorio.8
Guardando allo specifico del servizio civile emerge che la cura di tali reti, porta con sé la necessità di investimenti su figure centrali, di responsabili diocesani che sviluppino tutta una serie di azioni sul territorio, verso i giovani e i loro contesti di provenienza e verso le sedi operative. Figure di responsabili che sono meno a contatto diretto con i giovani, meno “educatori” (visto anche la previsione di figure ad hoc ulteriori a questo scopo…), meno formatori e più animatori del territorio, animatori degli adulti che sono in contatto con il Servizio Civile. In questa concezione la Caritas c’è, non è schiacciata sulle sedi operative e costituisce un luogo che pensa a tutto il sistema, alle varie parti coinvolte e prova a lavorare sulle connessioni e sui rapporti tra le parti. In prospettiva, come già sottolineato, questo luogo di coordinamento delle varie parti potrebbe ospitare non solo la Caritas diocesana, ma anche altri soggetti… Non solo, ma nell’ottica della diversificazione delle proposte, questo luogo di regia allargato può non riguardare solo il Servizio Civile, ma proposte diversificate attinenti all’educazione dei giovani al servizio, alla cittadinanza, alla pace, che stanno all’interno dei cornici pastorali unitarie”
Traccia di verifica per le Caritas diocesane:
La figura del responsabile del servizio civile corrisponde al profilo tracciato per l’animatore Caritas?
L’animatore incaricato per il servizio civile ha un mandato più ampio riguardante l’animazione della comunità attraverso il coinvolgimento dei giovani?
Viste le dovute e necessarie competenze tecniche necessarie per il servizio civile (gestione, progettazione, monitoraggio, formazione), quanto riusciamo a coniugare ad esse competenze, sensibilità, attenzioni all’animazione in ordine innanzitutto alla costruzione delle reti?
APPENDICE
Il mandato del Consiglio permanente della CEI a Caritas Italiana.
In questi anni, attraverso la scelta dell’obiezione di coscienza e il Servizio Civile, è stata intessuta una trama di relazioni tra Chiesa, giovani e territorio che ha consentito di realizzare, sin dal 1974, cammini di crescita umana e cristiana e di produrre significative esperienze di solidarietà. I Vescovi intendono valorizzare tale preziosa eredità e hanno invitato la Caritas Italiana a ridefinire il quadro entro cui costruire il nuovo Servizio Civile ribadendone alcune coordinate:
1 la formazione della persona;
2 la scelta preferenziale per le situazioni di povertà e di emarginazione;
3 la diversificazione delle proposte secondo gli interessi e le prospettive dei giovani;
4 il rilancio dello stesso Servizio Civile come contributo al bene comune;
5 l’attenzione alle situazioni locali e quelle dei Paesi più poveri o in guerra.

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